“Migliaia e migliaia di persone hanno studiato le malattie. Quasi nessuno ha studiato la salute.”

Adelle Davis

Si narra che Vittorio Alfieri, il grande drammaturgo, si legasse alla sedia per non smettere di studiare. “Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli”, così diceva. Sembra che invece la costrizione sarebbe servita ad allontanarlo dalla donna amata, purtroppo già sposata con un marchese. In ogni caso, non esistono lacci e catene più forti del senso di responsabilità che lega il medico alla sua formazione. Anzi, il dover studiare vita natural durante è forse l’aspetto più bello della professione medica.

Glutatione: un vero supereroe

Nel mio programma di “educazione continua” sono incluse delle simpatiche riviste come: “What doctors don’t tell you. A dispetto di quanto suggerirebbe il titolo, “Quello che il medico non ti dice”, non è un mensile contro la medicina convenzionale. Piuttosto, invita il lettore a cercare una via naturale che porti alla salute, con l’accezione più ampia del termine. Nel numero di settembre 2020, sulla copertina, è rappresentata una bellissima figura di un supereroe che ha la maglietta con la lettera G al posto della iconica S relativa a Superman. La G mi ha fatto pensare ad un eroe della mia infanzia, Gian Burrasca, interpretato dalla splendida Rita Pavone nello sceneggiato televisivo trasmesso dalla RAI nel 1964, con la regia di Lina Wertmüller. Tuttavia, l’eroe è una grande molecola del nostro organismo: il glutatione. Sotto la maglietta con la G spicca il titolo: “Glutatione, supereroe cacciatore di virus” (1).

L’articolo in questione parte in quarta citando una pubblicazione di Alexey Polonikov (2), ricercatore russo, che mette in relazione le forme più gravi di polmoniti da Covid-19 con un aumento dei radicali liberi (ROS) e una riduzione dei livelli di glutatione (GSH), quindi con incremento del rapporto ROS/GSH. Sono anche evidenziati gli effetti antinfiammatori e anticoagulanti del GSH utili nelle polmoniti da Covid-19. Lo studio ha pochissimi casi e non arriva ad una conclusione ma raccomanda ulteriori indagini. Ciononostante, le riflessioni su glutatione e immunità sono estremamente interessanti e esistono studi che supportano gli effetti antivirali di questa molecola.

Glutatione: la madre di tutti gli antiossidanti

Durante la Prima guerra mondiale, le parole maggiormente pronunciate dai soldati italiani morenti erano: Madonna e mamma. Una drammatica richiesta di aiuto alle figure da cui origina la vita umana e quella spirituale. Mutatis mutandis, dovremmo appellarci al glutatione quando abbiamo problemi di stress ossidativo generato da innumerevoli campi di disturbo (fisici, biologici, chimici e psicosociali), come ampiamente studiato dalla Medicina Funzionale. Il medico funzionalista Mark Hyman, della Cleveland Clinic, ha definito il glutatione come la madre di tutti gli antiossidanti. Edward Fogarty si è spinto oltre definendo la morte come un deficit di glutatione. A prescindere dall’enfasi, il glutatione è indubbiamente il principale antiossidante sintetizzato dal nostro organismo.

Il glutatione per prevenire gli effetti collaterali del paracetamolo

Il paracetamolo è ampiamente utilizzato come antipiretico e come analgesico, soprattutto negli anziani. Purtroppo, questo farmaco è la prima causa di epatiti acute iatrogene attraverso un meccanismo legato al deficit del glutatione e alla formazione di composti epatotossici. Sino a qualche anno fa non esisteva una formulazione orale efficace di glutatione per cui si ricorreva alla N-acetilcisteina (NAC). In effetti, il glutatione è costituito da tre aminoacidi: cisteina, glicina e acido glutammico. Il fattore limitante la sintesi di GSH è proprio la cisteina che, appunto, viene donata dal NAC. In realtà, sono disponibili formulazioni di glutatione a rapido assorbimento attraverso la mucosa orale, altamente efficaci, di cui la rivista non parla, ma che il medico funzionalista italiano conosce molto bene.

Glutatione: dove lo troviamo?

Ed ecco i consigli pratici che ci dona “What doctors don’t tell you”. Se vogliamo incrementare i livelli di glutatione evitiamo alcune abitudini malsane: fumo, eccesso di alcool, diete incongrue, esposizione a tossici ambientali, alterazioni del sonno. Purtroppo, anche l’avanzare dell’età può ridurne i livelli, quindi dobbiamo fare “manutenzione”. Un consiglio alimentare consiste nell’assumere le proteine del siero di latte e gli alimenti ricchi di zolfo, come la carne, le uova, cipolle, legumi e le verdure brassicacee. Parimenti, occorre introdurre adeguate quantità di vitamina C e vitamina E. Inoltre, può essere utile l’assunzione di 250 mg al giorno di GSH oppure NAC 600 mg due volte die (sono sufficienti anche dosaggi inferiori), con abbondante acqua. Non dimentichiamo un adeguato apporto di selenio come integratore o tramite l’introduzione nella dieta di carne, pollo, riso integrale e noci brasiliane.

Glutatione: …e vivranno felici e contenti

Qualche osservazione sull’encomiabile articolo della rivista che ci racconta quello che i medici non ci dicono. Bellissima la veste grafica, ottimi gli spunti, finalmente un linguaggio semplice per spiegare le meraviglie che regolano la nostra salute. Ovviamente, la trattazione è lungi dall’essere completa. Il ruolo del glutatione è molto più ampio. Oltre agli effetti antiossidanti, antivirali e antiinfiammatori il GSH è fondamentale per la rigenerazione delle vitamine C ed E, serve per la detossicazione epatica, ha un ruolo nella difesa dai metalli pesanti, regola i cicli cellulari, inclusa l’apoptosi, protegge il DNA mitocondriale (3). Insomma, il glutatione ne fa di tutti i colori, intendendo con questo termine lo splendore dell’arcobaleno che influenza positivamente le nostre funzioni vitali. Fra l’altro, non è menzionata nell’articolo la formulazione di glutatione con assorbimento rapido attraverso la mucosa orale, “stratagemma” che ne potenzia la biodisponibilità. Alcune di queste formulazioni sono pregevolmente arricchite con selenio, cistina e vitamina C. Insomma, plauso alla bellissima rivista che però andrebbe ribattezzata con la seguente denominazione: “Quello che ti direbbero i medici funzionalisti”.

 

Bibliografia